Hai mai letto l’etichetta del cibo del tuo cane con la stessa attenzione con cui leggi quella del tuo yogurt proteico? Se la risposta è sì, non sei solo. E se sei un brand owner che guarda al mercato del Pet Food, quella domanda vale milioni — letteralmente.

Il mercato italiano degli alimenti per animali domestici ha chiuso l’anno mobile a giugno 2025 con oltre 1,2 miliardi di euro di sell-out, su 3.913 prodotti monitorati dalla diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. Un mercato in lieve raffreddamento rispetto all’anno precedente — -0,6% a valore e -1,4% a volume — ma tutt’altro che statico. Perché a muoversi in modo deciso, sotto la superficie dei numeri aggregati, sono le tendenze di prodotto. E quelle tendenze raccontano una storia molto familiare a chiunque si occupi di nutraceutica per l’essere umano.

Il gatto ha letto lo stesso studio del suo padrone

La prima cosa che colpisce nei dati GS1 è la simmetria tra le preferenze nutrizionali degli italiani e quelle che gli italiani proiettano sui propri animali. Gli stessi claim che guidano la crescita nel carrello alimentare umano — senza zuccheri, senza cereali, poche calorie, arricchito di probiotici — sono esattamente i claim che tirano nel Pet Food.

I 541 prodotti etichettati come “sugar free” crescono del +4,0% a volume, sfiorando i 211 milioni di euro di fatturato. I 467 prodotti “grain free” o “low grain” segnano un +6,0%. I prodotti “low calories” — soli 76 referenze, ma con un profilo di crescita del +7,4% — indicano che il controllo calorico nella dieta degli animali domestici non è più una nicchia per veterinari, ma una richiesta di mercato strutturata.

Non è una moda. È la conseguenza diretta di un cambiamento culturale profondo: l’animale domestico è diventato un membro della famiglia, e la cura della sua alimentazione segue le stesse logiche — e la stessa attenzione alle etichette — che orientano le scelte alimentari dei proprietari.

Il declino delle Vitamine e l’ascesa dei Prebiotici

C’è un altro dato che vale la pena sottolineare, perché parla direttamente al mondo della formulazione. Tra i prodotti del Pet Food classificati come Rich-in — arricchiti con componenti funzionali — il claim “vitamine” è quello più diffuso in termini di referenze (1.226 prodotti, oltre 435 milioni di euro di giro d’affari) ma è anche quello che perde: -2,0% a volume in dodici mesi, con un calo della domanda di -4,0 punti percentuali.

Mentre le Vitamine segnano il passo, i Prebiotici avanzano. I 247 prodotti che dichiarano in etichetta la presenza di prebiotici crescono del +6,1% a volume, con un fatturato di quasi 117 milioni di euro. Gli Omega 3 e Omega 6 tengono bene, con un +1,2% a volume. Il messaggio è chiaro: il consumatore — quello che fa la spesa per sé e per il proprio cane — si è spostato da una logica di integrazione generica verso una logica di funzionalità specifica. Non “con vitamine” come rassicurazione di base, ma “con prebiotici” come sostegno attivo al microbioma intestinale.

È la stessa transizione che si osserva nel mercato degli integratori alimentari per l’uomo: dalla supplementazione di massa alla formulazione mirata. E chi sa formulare su quella logica — con ingredienti funzionali selezionati, dosaggi coerenti, forme galenziche adatte — ha un vantaggio concreto in un segmento che continua a crescere.

Gli snack guidano la crescita, il secco arranca

In questo quadro, è il segmento della nutrizione gatto ad aver contribuito positivamente alla performance complessiva del Pet Food (+0,2% a volume), trainato soprattutto dagli snack: +7,7% a valore, +5,3% a volume. Una dinamica non sorprendente, se si considera che lo snack è il formato in cui l’innovazione di prodotto si muove più velocemente — cicli di sviluppo più brevi, formati più piccoli, claim più visibili.

Anche nella nutrizione cane gli snack sono stati i più dinamici (+1,0% a valore, +2,2% a volume), mentre il comparto del secco ha sofferto: -2,8% a valore e -2,4% a volume. Non è un segnale di crisi, ma di spostamento: il consumatore cerca varietà e funzionalità, e le trova più facilmente in format innovativi che nel classico sacco di crocchette.

Servizio di Co-packing di Integratori della Dieta di Cani, Gatti e altri animali domestici. Reparto dedicato con relative autorizzazioni.

L’italianità non convince più la ciotola

C’è una novità che merita attenzione, soprattutto per chi sviluppa prodotti nel mercato italiano. L’italianità — che nel largo consumo alimentare continua a essere uno dei driver più forti — nel Pet Food perde appeal. I 521 prodotti che richiamano l’origine italiana in etichetta hanno chiuso i dodici mesi con vendite in calo sia a valore sia a volume, fermandosi sotto i 121 milioni di euro di sell-out. La bandiera italiana, il claim “100% italiano”, quello di “Italian quality”: tutti in terreno negativo.

L’unica eccezione è “prodotto in Italia/made in Italy”, sostenuto principalmente dall’espansione dell’offerta a scaffale, con un +0,6% sia a valore sia a volume. Una resistenza debole, non un’inversione di tendenza.

Il consumatore del Pet Food sembra guardare meno all’origine e più alla funzione. Non “fatto in Italia” ma “fa bene all’intestino del mio cane”. Un cambio di paradigma che sposta il peso dell’argomentazione dal territorio al profilo nutrizionale — terreno su cui la nutraceutica ha molto da dire.

Cosa significa tutto questo per chi formula

I dati dell’Osservatorio Immagino non fotografano solo ciò che si vende oggi: anticipano dove si venderà domani. E la direzione è abbastanza nitida. Il Pet Food si sta muovendo verso una logica sempre più vicina a quella degli integratori alimentari funzionali: ingredienti selezionati per uno scopo preciso, claim verificabili, formati che facilitano la somministrazione e la compliance (sì, anche per i cani esiste una logica di compliance).

Prebiotici per il Microbioma, Omega 3 per la salute cardiovascolare e articolare, controllo dei Carboidrati per il peso forma: sono esattamente le aree su cui la ricerca nutraceutica ha prodotto il corpo di evidenze più robusto nell’ultimo decennio. La trasposizione al mondo animale non è una forzatura — è un’evoluzione naturale di un mercato che ha imparato a ragionare in termini di benessere sistemico.

Per chi si occupa di sviluppo prodotto, questo significa che le competenze formulative costruite nel settore degli integratori alimentari — gestione degli attivi, forme di rilascio, compatibilità degli ingredienti, stabilità del prodotto — sono direttamente trasferibili a un mercato adiacente in chiara espansione qualitativa.

Un mercato che cambia pelle

Il rallentamento dei volumi del Pet Food nel suo complesso non è necessariamente un segnale negativo per chi lavora sull’innovazione. In molti settori maturi, la crescita volumetrica si sposta dalla quantità alla qualità: meno prodotti standard, più prodotti funzionali, a prezzi medi più elevati. È quello che è già successo nel mercato degli integratori per l’uomo, ed è quello che si sta delineando negli alimenti per gli animali domestici.

Il consumatore italiano che spende 1,2 miliardi di euro in cibo per i propri animali non sta comprando solo calorie. Sta comprando una promessa di benessere. E chi sa formulare, produrre e confezionare quella promessa in modo credibile e scalabile ha davanti a sé un’opportunità reale.

Se stai lavorando a un progetto in questo segmento e cerchi un partner per il confezionamento, siamo disponibili a una conversazione.