Postbiotici

I Postbiotici sono la componente più recente della famiglia dei biotici. La definizione di consenso è stata formalizzata nel 2021 dall’ISAPP (International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics): un postbiotico è «una preparazione di microrganismi inanimati e/o di loro componenti che conferisce un beneficio alla salute dell’ospite». Una definizione che ha chiarito un panorama terminologico fino ad allora frammentato — metabiotici, biogenici, supernatanti — raccogliendo sotto un unico termine una famiglia eterogenea di composti con caratteristiche e meccanismi d’azione distinti.

A differenza dei Probiotici, che sono microrganismi vivi, e dei Prebiotici, che sono substrati che ne favoriscono la crescita, i Postbiotici non contengono microrganismi vitali. Sono il risultato del processo di fermentazione — ciò che i batteri producono o rilasciano durante la loro attività metabolica — oppure preparazioni di batteri inattivati con le loro strutture cellulari intatte. Questa caratteristica ha implicazioni pratiche rilevanti: i Postbiotici sono intrinsecamente più stabili dei Probiotici, non richiedono le stesse condizioni di conservazione e non sono soggetti alla perdita di vitalità durante il transito gastrointestinale.

Le principali classi di Postbiotici

La famiglia dei Postbiotici comprende composti molto diversi tra loro per struttura e origine. Le classi principali identificate dalla ricerca sono:

  • Acidi Grassi a Catena Corta (SCFA) — butirrato, propionato e acetato, prodotti dalla fermentazione batterica delle fibre nel colon. Il butirrato è la fonte energetica primaria dei colonociti e svolge un ruolo centrale nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale e nella modulazione della risposta infiammatoria locale. Il propionato è coinvolto nella regolazione della glicemia epatica. L’acetato partecipa al metabolismo periferico. Gli SCFA sono i Postbiotici più studiati e con le evidenze più solide.
  • Lisati Batterici — preparazioni ottenute dalla lisi controllata di cellule batteriche, che rilasciano componenti strutturali e metaboliti intracellulari. Mantengono la capacità di interagire con il sistema immunitario intestinale senza richiedere la vitalità dei microrganismi. Utilizzati in formulazioni per il supporto immunitario.
  • Peptidi Bioattivi — frammenti proteici prodotti dalla fermentazione batterica o dall’idrolisi enzimatica di proteine alimentari da parte dei batteri. Possono esercitare effetti antimicrobici, antiossidanti e immunomodulanti.
  • Esopolisaccaridi (EPS) — polimeri carboidratici secreti dai batteri nella matrice extracellulare. Contribuiscono alla modulazione del microbiota e alla stimolazione della risposta immunitaria mucosale.
  • Enzimi Batterici — prodotti dal metabolismo microbico, possono supportare la digestione e l’assorbimento di nutrienti specifici.
  • Componenti della Parete Cellulare Batterica — frammenti di peptidoglicano, acido lipoteicoico e altri strutturali che interagiscono con i recettori del sistema immunitario innato (TLR2, TLR4, NOD2), modulando la risposta infiammatoria.
  • Microrganismi Inattivati Interi — cellule batteriche rese non vitali attraverso calore, irradiazione o altri processi fisici, che mantengono intatte le strutture di superficie e la capacità di interagire con il sistema immunitario. Un esempio consolidato è Lactobacillus acidophilus inattivato termicamente.

Probiotici, il punto di partenza

Per comprendere i Postbiotici è utile partire dai Probiotici. Quando i Probiotici metabolizzano i Prebiotici nell’intestino, producono una serie di composti bioattivi — gli SCFA, i peptidi, gli enzimi — che sono i Postbiotici in forma endogena. La ricerca degli ultimi anni ha dimostrato che molti dei benefici tradizionalmente attribuiti ai Probiotici sono in realtà mediati da questi metaboliti. I Postbiotici rappresentano quindi una prospettiva evolutiva: invece di somministrare i batteri e attendere che producano i composti benefici, si somministrano direttamente i composti.

Meccanismo d’azione

I Postbiotici agiscono attraverso meccanismi multipli che dipendono dalla classe di composti considerata:

  • Supporto alla Barriera Intestinale — gli SCFA, in particolare il butirrato, rafforzano le giunzioni strette tra le cellule epiteliali del colon, riducendo la permeabilità intestinale. Acetato, propionato e butirrato in combinazione hanno mostrato di aumentare la resistenza transepiteliale e di contrastare gli effetti di fattori pro-infiammatori sulla mucosa.
  • Modulazione Immunitaria — i componenti strutturali batterici (peptidoglicani, acido lipoteicoico, LPS di ceppi selezionati) interagiscono con i recettori del riconoscimento di pattern (PRR) del sistema immunitario innato, modulando l’equilibrio tra risposta pro-infiammatoria e tolleranza. Questo meccanismo è alla base dell’interesse per i Postbiotici nel supporto immunitario.
  • Effetti Metabolici — il succinato, prodotto della fermentazione batterica, è un substrato della gluconeogenesi intestinale e contribuisce al controllo glicemico. Il propionato partecipa alla regolazione della sintesi lipidica epatica.
  • Asse Intestino-Cervello — gli SCFA e altri metaboliti postbiotici interagiscono con il sistema nervoso enterico e con le cellule enteroendocrine che producono neurotrasmettitori come la serotonina, aprendo prospettive sull’impatto dei Postbiotici sul benessere mentale e sull’umore.

Prebiotici e Fibre: il substrato della produzione endogena

I Postbiotici endogeni — quelli prodotti naturalmente nell’intestino — dipendono dalla disponibilità di substrati fermentabili. I Prebiotici e Fibre come Inulina, FOS e Beta-glucano sono i principali substrati da cui i batteri del colon producono SCFA. Un apporto adeguato di fibre alimentari è quindi la condizione necessaria per una produzione endogena ottimale di Postbiotici. L’integrazione diretta con Postbiotici è complementare a questa via, non sostitutiva.

I vantaggi pratici in formulazione

Dal punto di vista formulativo, i Postbiotici offrono vantaggi tecnici rilevanti rispetto ai Probiotici:

  • Stabilità — non richiedono catena del freddo e mantengono la propria attività biologica a temperatura ambiente per periodi prolungati. Compatibili con processi produttivi che sarebbero distruttivi per i microrganismi vivi.
  • Resistenza al Transito Gastrointestinale — non devono superare vivi la barriera acida gastrica e i sali biliari. Raggiungono l’intestino nella forma in cui sono stati formulati.
  • Riproducibilità del Profilo Biologico — a differenza dei Probiotici, dove l’attività dipende dalla vitalità del ceppo al momento dell’assunzione, i Postbiotici hanno un profilo compositivo definito e riproducibile da lotto a lotto.
  • Compatibilità con Antibiotici — i Postbiotici non sono inattivati dalla terapia antibiotica, a differenza dei Probiotici vivi. Possono essere assunti contestualmente a un ciclo antibiotico senza perdere efficacia.

Le forme disponibili per la formulazione includono polveri liofilizzate, estratti standardizzati, lisati in forma liquida o essiccata, e butirrato in forma di sale (sodio butirrato) o microincapsulato per migliorare la palatabilità e il rilascio nel tratto intestinale inferiore.

Il quadro regolatorio: un termine in evoluzione

Il termine “postbiotico” non ha ancora uno status regolatorio definito nell’Unione Europea. La definizione ISAPP 2021 è un riferimento scientifico, non normativo. In pratica, i singoli composti classificabili come Postbiotici — butirrato di sodio, lisati batterici, estratti fermentati standardizzati — sono regolati come ingredienti specifici, ciascuno con il proprio iter autorizzativo. Alcuni richiedono la procedura Novel Food ai sensi del Reg. UE 2015/2283 se non hanno una storia d’uso consolidata nell’UE prima del 1997.

L’EFSA non ha approvato health claim specifici per la categoria “postbiotici”. I claim utilizzabili dipendono dal composto specifico e dalle evidenze disponibili per quell’ingrediente in quel dosaggio.

I Postbiotici sono generalmente considerati sicuri per la popolazione adulta sana. Alcune formulazioni a base di componenti batterici inattivati possono non essere adatte a soggetti gravemente immunocompromessi: in questi casi è opportuno il confronto con il medico curante. Per le formulazioni a base di butirrato, è consigliabile iniziare con dosi contenute per valutare la tolleranza individuale.

Ricordiamo sempre che è importante consultare un professionista sanitario prima di iniziare qualsiasi nuovo integratore o trattamento.