C’è una scelta che molti brand owner del settore nutraceutico fanno relativamente tardi nel percorso di sviluppo prodotto, e che invece andrebbe fatta quasi per prima: il formato di confezionamento.
Non è solo una questione logistica. È la prima cosa che il consumatore tocca, il primo segnale fisico che dice questo è per te ancora prima che l’etichetta abbia parlato. E tra tutti i formati disponibili, uno negli ultimi anni ha scalato le preferenze con una coerenza che raramente si vede nel settore: lo Stick Pack.
Il mercato ha già scelto
Lo Stick Pack non è un’innovazione recente — esiste da decenni nel settore alimentare e farmaceutico — ma la sua esplosione nel comparto degli integratori è un fenomeno degli ultimi anni, direttamente correlato a un cambiamento culturale più profondo: il consumatore non sta fermo. Lavora, si allena, viaggia, e vuole portarsi dietro la sua routine di benessere senza adattarla alla logistica del flacone da 200 capsule.
I dati lo confermano: lo Stick Pack è tra i formati in maggiore crescita nel segmento degli integratori on-the-go e della nutrizione sportiva, con una dinamica di adozione che si estende rapidamente anche a segmenti tradizionalmente legati a formati rigidi — dall’immunità al beauty from within, dalla salute intestinale al supporto cognitivo. Il formato monodose, sigillato, apribile senza strumenti e consumabile direttamente non richiede spiegazioni: comunica compliance da solo.
Il tuo brand su uno Stick Pack non è un’etichetta applicata a un contenitore generico — è un sistema di comunicazione progettato intorno al gesto di consumo.
Il packaging è il primo messaggio
Chi lavora nel settore sa che la formula è l’anima del prodotto. Ma il packaging è la sua voce. E nello Stick Pack quella voce è chiara, diretta, identitaria: la superficie stampabile è proporzionalmente ampia rispetto alle dimensioni ridotte, il formato verticale impone una gerarchia visiva precisa, il gesto di apertura è un rituale che il consumatore ripete ogni giorno.
Questo significa che scegliere lo Stick Pack non è semplicemente scegliere un contenitore: è scegliere un modo di stare sullo scaffale, nella borsa, sul bancone. Un formato che nel canale farmacia comunica precisione e serietà clinica, nel canale sport comunica energia e praticità, nel canale e-commerce si presta a packaging premium che giustificano il prezzo medio più elevato rispetto al formato tradizionale.
Cosa può contenere: Polvere, Liquido, Gel
Una delle ragioni del successo dello Stick Pack è la sua versatilità formulativa. Dentro uno stick da 2 a 12 ml o fino a 5–10 g può andare quasi qualsiasi tipologia di formula. Per volumi superiori, Encanto propone Bustine Sagomate (fino a 100 ml) o Doypack Monodose (fino a 150 ml) — formati che nel mercato vengono spesso chiamati genericamente “stick pack”, anche se tecnicamente sono cose diverse.
- Polveri e Granulati — la forma più diffusa. Vitamine, minerali, Amminoacidi, Probiotici in forma liofilizzata, blend energetici, collagene idrolizzato. La polvere si scioglie in acqua o si versa direttamente in bocca: due modalità di consumo, un formato unico.
- Liquidi e Shot concentrati — la forma in maggiore crescita. Consente Biodisponibilità più rapida rispetto alla forma solida e massima flessibilità di ingredienti. Neurose®, il prodotto sviluppato da Encanto Nutraceutica per il supporto cognitivo, è in stick pack liquido da 10 ml proprio per questa ragione.
- Gel e formule Semiliquide — ideali per integratori sportivi energetici, formule ad alta concentrazione e prodotti che richiedono una texture specifica per migliorare l’esperienza di consumo.
I materiali
La scelta tra monolayer, multilayer barriera o film ecosostenibile dipende dalla sensibilità della formula: i Probiotici, ad esempio, richiedono protezione dall’umidità e dall’ossigeno che solo un multilayer garantisce.
Sul materiale, prima o poi, andrà affrontato anche il tema della sostenibilità — è già successo per altri formati di packaging alimentare, e lo Stick Pack non farà eccezione. Un report pubblicato nel 2026 dalla Ellen MacArthur Foundation, firmato anche da Mars, PepsiCo, Unilever e WWF, ha rimesso in discussione un’equivalenza che il marketing ripete da anni: la carta non è automaticamente più sostenibile della plastica. Un packaging in carta può comportare rischi concreti — degrado forestale, consumo elevato di acqua, emissioni sottostimate — se il materiale non è progettato e selezionato con attenzione. La direzione indicata non è sostituire la plastica con la carta a prescindere, ma privilegiare fibre riciclate o di nuova generazione e valutare l’impatto dell’intera filiera di approvvigionamento.
Per chi formula nel nutraceutico, questo si traduce in una cosa semplice: la scelta del materiale non può essere guidata solo dall’etichetta che comunica meglio sullo scaffale. La capacità di barriera resta una funzione, non un’opzione — un materiale percepito come più sostenibile ma meno performante in conservazione produce un problema più serio del materiale stesso: un prodotto che si degrada prima della scadenza dichiarata.
C’è poi un fronte meno discusso ma in crescita: il packaging che comunica oltre l’etichetta. Codici QR — anche dinamici — per la tracciabilità e l’autenticazione, già adottati da alcuni brand nel beauty e nello sport nutrition per contrastare la contraffazione, stanno entrando anche nel segmento degli integratori monodose. Non è ancora lo standard, ma è una direzione che vale la pena tenere d’occhio per chi guarda al packaging come leva di fiducia, oltre che di contenimento.
C’è poi un secondo motivo, meno legato al marketing e più alla normativa, per cui il QR code sta diventando uno strumento abituale anche sui piccoli formati: lo spazio. Quando la superficie disponibile non basta per riportare l’etichettatura ambientale completa — la situazione tipica di uno Stick Pack — il Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) e le norme nazionali sull’etichettatura ambientale consentono di affidare quell’informazione a uno strumento digitale, in genere un QR code che rimanda alla versione online dell’etichetta. Non è una scappatoia: è la soluzione prevista proprio per i formati che, per dimensione, non hanno margine per stampare tutte le informazioni obbligatorie.
I dettagli tecnici su tipologie e materiali sono nella scheda tecnica dello Stick Pack.
Quando lo Stick Pack è la scelta giusta
Non è il formato universale — nessun formato lo è. Ma ci sono situazioni in cui lo Stick Pack è la risposta più coerente rispetto alle alternative:
- Vuoi che il tuo prodotto Viva fuori casa — lo Stick Pack va in borsa, in valigia, nel borsone sportivo. Non ci va il flacone da 500 capsule.
- La formula è Liquida o Semiliquida — il blister non è un’opzione, il doypack è pensato per formati multiporzione. Lo Stick Pack è il formato monodose per eccellenza.
- Hai una Formula Premium e vuoi che il packaging la comunichi — uno Stick Pack ben progettato può posizionare un prodotto significativamente più in alto rispetto a una bustina tradizionale.
- Il tuo consumatore ha bisogno di Compliance semplice — una dose al giorno, strappi, via. Nessun cucchiaio dosatore, nessun rischio di dimenticarsi quante ne ha già prese.
- Stai pianificando la Distribuzione internazionale — lo Stick Pack si adatta facilmente ai diversi formati richiesti da canali distributivi e retailer internazionali.
Se stai lavorando a un nuovo prodotto e stai valutando il formato di confezionamento, raccontaci il progetto: il formato nasce insieme alla formula, non dopo.
Riccardo
Mi chiamo Riccardo, mi occupo di Marketing, pubblico contenuti Editoriali, Comunicati Stampa ed aggiornamenti aziendali rilevanti, come il lancio di nuovi prodotti, partnership e risultati. Per segnalare eventuali imprecisioni, errori o semplici refusi, puoi scrivermi all'indirizzo marketing@encanto.it.
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